OTO Sound Museum, museo invisibile per opere invisibili

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OTO Sound Museum, il primo museo invisibile per opere invisibili nasce in contrapposizione alla saturazione di immagini sul web, dando priorità al linguaggio sonoro.

Il collettivo visibile dietro al museo invisibile

Zaira Oram è un collettivo curatoriale che sviluppa display sperimentali e progetti multidisciplinari. Il collettivo è stato iniziato da Francesca Ceccherini ed Eleonora Stassi, ed è stato completato da Chloé Dall’Olio e Camille Regli.

Dietro Zaira c’è dunque un gruppo di donne, ma si tratta di un’identità aperta che viaggia e si trasforma lungo il suo percorso.

Il Collettivo Zaira Aram dell'OTO Sound Museum
Il Collettivo Zaira Aram

Zaira sviluppa ricerche sul suono, su arti visive e performance. Tra le sue tematiche principali il femminismo contemporaneo, l’identità, la resistenza e, chiaramente, la migrazione.

Così Zaira Oram ha dato vita a OTO Sound Museum, il primo “museo invisibile per opere invisibili”, un contenitore digitale dedicato esclusivamente alla sperimentazione del linguaggio sonoro.

OTO Sound Museum, il progetto

La data ufficiale di partenza è stata il 21 gennaio 2021, con la presentazione della prima opera dell’artista Zimoun.

I 10 artisti che occuperanno il palinsesto del primo anno di vita del museo, con un’opera sonora al mese, sono Paloma Ayala(1980, Messico), Ari Benjamin Meyers(1972, USA), Axel Crettenand(1989, Svizzera), Magda Drozd(1987, Polonia), Vanessa Heer(1989, Svizzera), Jurczok 1001(1974, Svizzera), Polisonum(Collective, Italia), Luca Resta(1982, Italia), Jo Thomas(1972, Regno Unito), Zimoun(1977, Svizzera).

Zimoun, 329 prepared dc-motors, collezione privata collection, 2013

Le opere sonore, allestite sulla piattaforma e accessibili gratuitamente, costituiscono la collezione di Oto Sound Museum, che sarà preservata e implementata nel tempo. In parallelo, il progetto si estenderà anche nella dimensione analogica, attraverso quattro performance live e installazioni sonore che saranno realizzate nelle sedi dei partner del progetto: MigrationsMuseum (Zurich, CH), Kunst Halle Sankt Gallen (Sankt Gallen, CH), la rada (Locarno, CH), KRONE COURONNE (Biel/Bienne, CH).

Un Museo invisibile contro la saturazione delle immagini

Se oto, dal greco antico otos, orecchio, è il suffisso apposto alle parole riferite alla sfera uditiva, la collezione di questo museo non può che essere composta dalla successione di paesaggi sonori. L’idea di OTO è infatti cresciuta da una riflessione sulla recente fenomenologia del visivo. Il collettivo ha osservato la reazione del sistema culturale di fronte alla chiusura dei luoghi dell’arte quando il mondo intero si stava fermando. Tutto è improvvisamente divenuto immagine, una via di fuga per intere collezioni, musei, studi, mostre.

Il tutto è finito nel grande serbatoio digitale, in una proposta senza fine che ha generato un fitto horror vacui. La reazione del collettivo è stata di assumere una veste iconoclasta, escludendo l’utilizzo di ri-produzioni e di immagini date.

L’udito è l’apparato che più di ogni altro, insieme all’olfatto, è in grado di intercettare esperienze con l’invisibile, con ciò che è lontano o inaccessibile. Questo è uno dei motivi che ha portato le curatrici a scegliere il suono, un linguaggio antico e iper-contemporaneo. Libero nel tempo e nello spazio, il suono è capace di raggiungerci all’interno della nostra quotidianità o portarci lontano nella memoria.

Le dieci opere selezionate per il 2021 saranno presentante, a cadenza mensile, sulla piattaforma online oto.museum, un luogo visivamente “neutrale”, come può essere la scandita alternanza del bianco e del nero.

Fonti

https://oto.museum/

https://www.artribune.com/progettazione/new-media/2021/01/primo-museo-invisibile-opere-invisibili-oto-sound-museum/

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